Spoiler: non evitarli fa bene

Cadere in uno spoiler è ormai uno dei drammi della nostra comunità fortemente abituata a leggere, guardare show televisivi e quant’altro possa rovinare l’esperienza di un medium culturale.

Il fenomeno dello spoiler non è più soltanto attribuibile ad una negligenza personale, ma è divenuta parte caratteriale della società.

La stima verso un individuo potrebbe essere direttamente proporzionale alla sua inclinazione ad anticipare, senza previo consenso, eventi o colpi di scena di una determinata storia.

L’obbligo morale degli ultimi anni

Spoiler: ormai un difetto di carattere

Ce la mettiamo tutta ad evitare anticipazioni e quando accade l’irreparabile la parte più rabbiosa emerge e a volte si scateno discussioni piuttosto animate.

Quando, anche per errore, riveliamo un finale, un colpo di scena o non specifichiamo “spoiler alert” non esiste compassione e finiamo in ogni caso preda della delusione.

Subire spoiler può far bene

Tuttavia, pare che non vi è necessità di comportarsi così, non c’è bisogno di arrabbiarsi quando subiamo un’anticipazione e la ragione è spiegata da un nuovo studio sperimentato dal professore di psicologia dell’Università di San Diego (California), Nicholas Christenfeld.

Secondo lo studio, gli spoiler non rovinerebbero una storia, invece, contrariamente alla credenza internazionale, addirittura ne aumenterebbe il piacere dal momento che sapere in anticipo cosa accade stimola l’individuo a sapere come continua, oppure a comprendere come si arriva a quella anticipazione.

Anche se l’effetto sorpresa decade con uno spoiler, la ricerca psicologica ha anche rilevato che, d’altro canto, può rendere una storia più intrigante.

L’esperimento “pro” spoiler

Il professore ha fatto leggere a due gruppi di volontari alcuni racconti di vario genere. Il primo non ha subito spoiler diversamente, invece, è accaduto col secondo.

Il processo è stato effettuato con tre generi di libri differenti, ovvero giallo, commedia e fantasy e i volontari che hanno subito spoiler hanno dichiarato di aver goduto maggiormente l’esperienza.

I volontari che già sapevano il “plot twist” hanno letto con più voga la storia poichè non vedevano l’ora di apprendere come giungesse tale momento e, conseguentemente, di capirne il seguito.

Non solo coi libri, l’esperimento è stato sottoposto anche col medium dei lungometraggi e serie tv evincendo che, chiaramente sempre in base al genere, molte delle volte il finale si può intuire e la cosa che ci stimola è come si arriva al finale.

L’esperimento crede che la fase di avvicinamento al finale o colpo di scena sia la parte più coinvolgente della visione e/o lettura.

I casi

Ad esempio, chi ha guardato lo show poliziesco sapeva fin da subito che le forze dell’ordine avrebbero avuto la meglio contro i delinquenti, pertanto ciò che ha fatto scalpore è scoprire come i casi sono stati risolti.

Stessa situazione è accaduta con la commedia romantica. Dal vero principio si intuisce che c’è un lieto fine, pertanto il pubblico non si è chiesto se la coppia sarà felice, ma come, nel mentre della narrazione, arriverà ad essere felice.

Conclusioni della teoria “pro” spoiler

Alla conclusione dell’esperimento il dottore dichiara che non leggiamo o guardiamo film solo per il finale, ma, a volte, lo facciamo per capire cosa c’è nel mentre o semplicemente per divertici… senza effettivamente considerare il finale.

Addirittura delle volte si guarda uno show così tante volte non solo perchè potrebbe essere oggettivamente appetibile, ma anche per scoprire emozioni di un attore prima non afferrate poichè in età non adatta per comprenderle e/o, infine, per sperare in un finale diverso, ma che in realtà sappiamo bene non ci sarà mai.

Fonte: UOC

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