Sistema immunitario e anticorpi: i veri difensori del corpo umano

Tutti noi in questo periodo abbiamo sentito parlare di sistema immunitario e di anticorpi…ma cosa sono nello specifico? Ve lo siete mai chiesti?

Iniziamo con il dire che ogni qual volta ci riferiamo al sistema immunitario, ci riferiamo al complesso network di risposte che il nostro organismo offre nei confronti di antigeni.

Per antigene si intende tutto ciò che viene considerato come estraneo al nostro corpo come batteri, virus, parassiti ecc. Una volta che veniamo a contatto con un microrganismo estraneo, il nostro sistema immunitario si attiva per sconfiggerlo.

Sistema immunitario: quali sono le sue componenti?

Innanzitutto dobbiamo distinguere due tipi di immunità: innata e acquisita. Entrambe sono presenti nel nostro corpo e collaborano tra di loro in modo da soddisfare una risposta efficiente.

L’immunità innata è la prima barriera difensiva nei confronti di un antigene. Essa non è specifica per l’antigene e si attiva solo dopo poche ore. Questo tipo di immunità è presente ugualmente in tutti gli individui di una specie, infatti non varia da individuo a individuo.

Inoltre è il tipo di immunità più antica, in quanto è apparsa sia nelle piante che negli invertebrati fino ad arrivare ai vertebrati. Si compone di barriere fisiche (pelle, mucose) ma anche di componenti cellulari (cellule Natural Killer, macrofagi e cellule dendritiche).

Una menzione particolare va fatta per i macrofagi, che sono gli spazzini del nostro sistema immunitario. Infatti riescono a inglobare gli antigeni fagocitandoli e stimolando la produzione di citochine, che reclutano tutti gli altri “difensori”.

I macrofagi inoltre possono interagire con i linfociti T, che sono uno dei protagonisti dell’immunità acquisita.

L’immunità acquisita, a differenza dell’immunità innata, è comparsa solo più tardi negli Gnatostomi (pesci cartillaginei) per poi evolversi in tutti gli altri vertebrati tra i quali l’uomo.

I principali attori dell’immunità acquisita sono i linfociti B e T, che riconoscono un antigene grazie ai recettori presenti sulla loro membrana. Questo tipo di immunità si attiva solo se il patogeno è riuscito a superare le difese dell’immunità innata, e da quest’ultima viene attivata. In genere si attiva nell’arco di 7-10 giorni perché ha bisogno di creare una risposta immunitaria “adatta” per l’antigene.

La specificità dei recettori dei linfociti B è così alta che riesce a discriminare due antigeni anche solo per la sostituzione di un amminoacido. Per questo motivo questo tipo di risposta viene denominata anche adattativa.

Una cosa che bisogna ricordare è che questo tipo di immunità non è uguale in tutti gli individui di una specie. Infatti come possiamo notare per il Sars-Cov-2, abbiamo individui asintomatici il cui sistema immunitario è riuscito a tenere a bada l’infezione e individui che hanno mostrato forme lievi e gravi della patologia.

Cosa sono gli anticorpi?

I recettori dei linfociti B vengono chiamate immunoglobuline o anticorpi. Essi possono essere presenti o ancorati sulla membrana dei linfociti B o essere secreti nel sangue.

Gli anticorpi sono formati da una catena pesante (H, heavy) e una catena leggera (L, light). Ognuna di queste catene è formata da un dominio variabile e uno o più domini costanti.

Il legame con l’antigene avviene a livello del dominio variabile, che è quello che presenta maggiori variazioni amminoacidiche.

Il dominio costante è invece un dominio un pò più conservato, grazie al quale riusciamo a suddividere gli anticorpi in classi (IgG, IgA, IgM, IgD, IgE).

anticorpi
fonte; Britannica.com

Classi degli anticorpi

Possiamo distinguere 5 classi di anticorpi:

  • IgG: sono più prodotti in una risposta di tipo secondario. Hanno alta affinità e alta capacità di attivare le proteine del complemento.
  • IgM: si trovano sia in forma monomerica che pentamerica. Hanno molta affinità di legame con l’antigene, ma molto meno rispetto alle IgG.
  • IgA: rappresentano la seconda classe più abbondante dopo le IgG. Si trovano in percentuale più alta ossia del 15% nelle secrezioni di latte, saliva, lacrime e a livello delle mucose nasali e del tratto bronchiale in modo tale da non permettere l’adesione ai patogeni.
  • IgE: sono gli anticorpi a più bassa concentrazione nell’uomo (0.003%). Aumentano nei soggetti allergici perché si legano con il dominio costante ai mastociti permettendo la degranulazione di mediatori chimici quali l’istamina. Ecco perché un soggetto allergico deve prendere gli antistaminici, per controllare la risposta immunitaria.
  • IgD: sono quelle a quasi nulla concentrazione nel sangue, perché sono sempre adese alla membrana dei linfociti B. Il loro ruolo non è ancora chiaro.

Gli anticorpi sono codificati da “pezzetti” genici

Ogni dominio variabile e costante è codificato da segmenti genici che prima della trascrizione riarrangiano, ossia si uniscono a formare un pre-mRNA che poi andrà incontro a maturazione e a trascrizione.

La scelta dei segmenti genici che si uniscono è casuale e prevede la rimozione della restante parte non riarrangiata. Questo principio sembra sfuggire alla regola fissa che prevede che per ogni individuo adulto ci sia un set costante di DNA.

In queste cellule avviene una vera e propria delezione del materiale genico interposto, non compatibile nelle altre cellule del nostro organismo ma solo nei linfociti B e T.

Inoltre i geni dei linfociti sembrano sfuggire alla regola un gene-una proteina, in quanto un gene riarrangiato codifica per più domini che insieme comporranno l’anticorpo.

La sorprendente creazione del vaccino anti-Covid non deve spaventare per la sua velocità, ma è frutto degli studi fatti sugli anticorpi fatti già a inizio Novecento.

Ancora molte cose sono da chiarire…come ad esempio le malattie autoimmuni. Perché le cellule del nostro sistema immunitario ad un certo punto impazziscono e iniziano ad attaccare gli organi del nostro corpo?

Basti pensare al lupus eritematoso, alla psioriasi e all’artrite reumatoide di cui si stanno studiando tutt’ora le dinamiche e le eventuali cure da poter effettuare a livello genico.

Questo e molto altro sarà frutto delle ricerche degli studiosi.

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