Come il caso Miteni ha sconvolto l’ecosistema del Veneto

Qualche anno fa in Veneto si è verificato un grave episodio di inquinamento ambientale, che ha visto come responsabile l’azienda veneta Miteni. L’azienda nel 2013 è stata responsabile dello sversamento nelle acque venete di grandi quantità di composti chimici noti come PFAS.

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Ripercorriamo la storia della vicenda Miteni

Durante la primavera 2013 partirono delle indagini nei confronti dell’azienda Miteni incolpata di aver inquinato per eccessivo sversamento di composti PFAS.

Le procure di 3 province (Padova, Vicenza e Verona) si accertarono dell’avvenuto inquinamento delle falde acquifere e delle acque superficiali in un territorio comprendente circa 30 comuni.

L’azienda nel 2018 ha dichiarato bancarotta, mettendo in cassa integrazione 122 dipendenti. Quando interrogata sull’accaduto, la Miteni si è sempre difesa dalle accuse spostando la colpa del disastro sanitario sulle concerie vicentine, veri responsabili secondo loro dell’inquinamento causato dai PFAS.

Secondo le ultime indiscrezioni, pare vi siano state delle “pressioni politiche” sui dirigenti dell’ARPAV ( Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Veneto) affinché i controlli affidati a questi fossero alleggeriti e depotenziati.

Cosa sono di preciso i PFAS?

Dopo aver chiarito il ruolo della Miteni nella vicenda, cerchiamo di capire cosa sono esattamente questi PFAS.

Il loro acronimo sta per sostanze perfluoroalchiliche, e sono un gruppo molto eterogeneo di composti utilizzati dalle industrie di vario tipo.

La loro applicazione è prevista negli incarti dei cibi dei fast-food, nelle vernici, negli impermeabili e nelle schiume antincendio. In Veneto livelli elevati di PFAS hanno causato problemi alla fauna locale e alle comunità che ingeriscono acque contaminate.

Secondo un documento del Ministero dell’Ambiente i livelli di PFAS nel fiume Po era ai livelli massimi rispetto a tutti i fiumi europei. A scoprirlo è stata un indagine finanziata dall’Unione Europea, la PERFORCE. In particolare il documento stabilisce che nel bacino di Agno-Fratta-Gorzone si trovano pericolose concentrazioni di PFAS.

In conclusione…

Un caso questo che sta andando avanti da troppo tempo, a cui i cittadini del Veneto vogliono porre fine al più presto. L’ambiente anche qui merita giustizia!

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