Meditazione: cosa dice la scienza in merito?

Quella della meditazione zen è una pratica antichissima, legata all’induismo e al buddhismo. Dal XIX secolo è giunta anche qui in Occidente, e negli ultimi anni sta conoscendo una diffusione crescente. In questo articolo cercheremo di capire se esistono delle evidenze scientifiche che dimostrano la sua efficacia o meno, e se può portare al benessere psicofisico dell’individuo.

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Un interesse per la meditazione nato dal dolore

In un articolo della Harvard Gazzette si parla di come la dottoressa Gaëlle Desbordes a causa dello stress e dell’ansia causati dalla vita accademica abbia iniziato a praticare la meditazione.

I benefici tratti l’hanno quindi spinta a scavare più a fondo per capire se vi fossero dei reali effetti o fosse solo autosuggestione. Ha quindi condotto uno studio nel quale soggetti a cui veniva insegnata la meditazione nel corso di 2 mesi venivano monitorati tramite risonanza magnetica funzionale, esame che permette di valutare cambiamenti in tempo reale nei pattern di attivazione cerebrali.

In particolare ha registrato cambiamenti a livello dell’amigdala. A questo punto la dottoressa si è spinta più a fondo, cercando di capire se la meditazione potesse aiutare chi fosse affetto da depressione/dolore cronico.

Meditare può aiutare i malati?

In effetti sembrerebbe di sì. Attualmente infatti la dottoressa Desbordes sta valutando l’efficacia della meditazione in soggetti affetti da depressione. Per farlo sta utilizzando sempre tecniche di imaging quali la risonanza magnetica funzionale, verificando la presenza di cambiamenti prima e dopo un corso di 8 settimane di meditazione.

Per evitare errori e bias, la dottoressa sta effettuando lo stesso esperimento anche con un gruppo di controllo, ovvero soggetti con le stesse condizioni e che anziché praticare meditazione si allenano nel rilassamento muscolare e nello studio per superare la depressione.

Lo studio è ancora in corso anche se avrebbe dovuto concludersi nel 2019. Ciò che ha sottolineato la dottoressa Desbordes è che entrambi i gruppi potrebbero ottenere buoni risultati, ma con differenti meccanismi. Inoltre anche altri studi sembrano suggerire effetti positivi per chi pratica la meditazione, anche se non sempre questi si manifestano e non nello stesso modo.

Vi è ancora tanto da capire sulla meditazione

Come tutti gli studi che riguardano il cervello e il sistema nervoso, anche quello sulla meditazione è ancora agli albori e sicuramente necessita di ulteriori studi. Un punto fondamentale su cui si sta concentrando la dottoressa Desbordes è quello di fornire una chiara definizione di meditazione. Questo ci permetterà di capire e isolare le pratiche benefiche per il cervello e l’umore.

Inoltre ci consentirà di migliorare il lavoro che i medici stanno portando avanti nell’utilizzare la meditazione come terapia d’accompagnamento insieme alle terapie tradizionali.

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