Le meraviglie dello Stretto di Messina: tra tumultuose correnti e ricca biodiversità

Geografia dello Stretto di Messina

Lo Stretto di Messina è un braccio di mare interposto tra la Calabria e la Sicilia che separa quest’ultima dalla penisola italiana. Esso rappresenta il punto di incontro di due mari, lo Ionio ed il Tirreno, e bagna le città di Reggio Calabria e Messina.

Si estende dalla trasversale di Capo Peloro (Sicilia)-Scilla (Calabria) a quella di Capo d’Alì (Sicilia)-Capo Pellaro (Calabria), anche se, a differenza di quello settentrionale che è nettamente identificabile, il limite meridionale non è definito in maniera univoca.

Per gli aspetti morfologici, lo Stretto è paragonabile ad un imbuto che si allarga da nord verso sud ed ha una larghezza minima di poco più di 3 km, misurabile tra Cannitello (frazione di Villa San Giovanni, Calabria) e Torre Faro (frazione di Messina, Sicilia).

Stretto di Messina correnti

Se consideriamo l’area idrologica, così come il confine meridionale, anche il confine settentrionale è ben più ampio di quello geografico e, nello specifico, comprende l’area del mar Tirreno che si estende da Capo Milazzo alle coste del golfo di Gioia Tauro, passando per l’arco delle isole Eolie.

Le correnti dello Stretto: la montante e la scendente

Nelle acque dello Stretto di Messina si verificano particolarissimi fenomeni idrodinamici, complessi ma al tempo stesso davvero spettacolari, dovuti essenzialmente all’incontro-scontro tra le acque dello Ionio e del Tirreno, due mari con caratteristiche chimico-fisiche molto diverse tra loro.

Alla base dei fenomeni più spettacolari, però, ci sono due correnti di marea, le vere protagoniste di questo luogo: la montante e la scendente.

Si parla di correnti di marea proprio perché tali spostamenti di masse d’acqua sono strettamente connessi ai fenomeni di alta e bassa marea, i quali, invece, dipendono dalla posizione della Luna e del Sole rispetto alla Terra.

Stretto di Messina
Lo Stretto visto da Messina;
Jeroen P from The New Forest, United Kingdom (Great Britain) / CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)

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Mentre le maree sono spiegabili principalmente con motivazioni di natura astronomica, il fenomeno di formazione delle correnti di marea dipende non solo dalla posizione della Luna e del Sole, ma anche dalla geomorfologia dello Stretto, caratterizzato da fondali marini molto irregolari.

Per questi motivi e a causa del dislivello tra mar Ionio e mar Tirreno, durante l’alternanza tra alta e bassa marea, qui, invece che osservare un notevole innalzamento del livello del mare dal lato ionico piuttosto che da quello tirrenico, si manifestano degli spostamenti d’acqua orizzontali, ovvero le correnti di marea.

In questo modo, l’acqua del bacino in alta marea è costretta a immettersi nel bacino in regime di bassa marea, prima in un senso e poi nel senso opposto, così da equilibrare momentaneamente il dislivello. Quando la corrente procede da sud (Ionio) verso nord (Tirreno) prende il nome di montante; se, invece, è diretta da nord verso sud è detta scendente.

Correnti di marea e astronomia

Se la Terra, la Luna e il Sole sono allineati, sia quando la Luna è in opposizione (Luna piena) sia quando è in congiunzione (Luna nuova), si hanno le maree sizigiali. Le escursioni di marea in questo caso sono molto accentuate.

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Nel caso in cui, invece, il Sole, la Terra e la Luna formano un angolo di 90° (Luna al primo e all’ultimo quarto), si hanno le maree di quadratura, meno accentuate delle sizigiali.

Intorno alle sizigie, ogni 6 ore circa, si manifestano forti correnti di marea con direzione opposta. Tale movimento avviene prima in un senso (da nord a sud) e poi nell’altro (da sud a nord). Nelle quadrature, invece, la corrente scendente prevale per durata rispetto alla montante.

Il fenomeno dell’upwelling

Tra i fenomeni che fanno di questa striscia di mare un posto unico al mondo, c’è senza ombra di dubbio il fenomeno dell’upwelling.

Esso si verifica quando le fredde e dense acque del mar Ionio risalgono il bacino fra Reggio Calabria e Messina, spinte dalla forte corrente montante che fa il suo ingresso nello Stretto, procedendo da sud verso nord.

Ciò, come abbiamo visto, avviene quando lo Ionio entra in un regime di alta marea e, contemporaneamente, nel Tirreno c’è bassa marea. Infatti, a causa della differenza di livello tra i due mari, le acque del mar Ionio nei pressi di Taormina vengono spinte violentemente verso nord, fino all’altezza di Capo Peloro-Cannitello (la punta dell’imbuto).

Ma, fluendo verso nord, queste intense correnti sottomarine si trovano a risalire la valle di Messina, un’ampia e irregolare depressione che, a profondità superiori ai 500 m, si stringe divenendo più profonda e dando origine ad un ripido canyon sottomarino.

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Così, le correnti ioniche urtano contro il fondale, invertono la propria direzione e, tendendo ad assumere un moto ascendente, risalgono dal basso verso l’alto. Tale spostamento di acque fredde e profonde verso la superficie è accompagnato dalla risalita di moltissime sostanze nutritive, indispensabili per lo sviluppo del plancton.

È sorprendente notare che anche un fenomeno apparentemente impercettibile sia, al contrario, visibile ai nostri occhi. Infatti, per capire in quali punti le correnti ascensionali raggiungano la massima intensità, ci basta osservare la superficie del mare. Se facciamo attenzione possiamo notare grandi chiazze limpide e lisce paragonabili a grandi macchie bianche nel mare.

Perché le acque dello Stretto di Messina sono così fredde?

Poiché l’upwelling non è altro che un movimento di risalita di acque profonde (quindi più dense e fredde) e ricche di nutrienti verso la superficie, è proprio grazie a questo fenomeno che le acque ioniche presenti nello Stretto sono notevolmente più fredde di quelle presenti alla stessa quota in altri siti del bacino ionico. Ciò avviene nonostante il Tirreno sia mediamente più freddo e meno salato rispetto allo Ionio.

Infatti, risulta che le acque superficiali dello Stretto, in estate, siano più basse di circa -5°C – -7°C rispetto a quelle dei mari adiacenti.

Lo spiaggiamento della fauna e della flora abissale

La risalita delle fredde acque, dense e ricche di nutrienti dello Ionio, oltre a rinfrescare le acque calde e povere di sostanze nutritive presenti in superficie, è anche responsabile di un altro fenomeno caratteristico di queste zone: lo spiaggiamento di fauna e flora abissale.

Le correnti ascensionali, infatti, soprattutto nel periodo di sizigia, richiamano in superficie diverse specie animali che vivono nelle acque più profonde e queste ultime, spinte dalle onde, vanno letteralmente a spiaggiarsi sulle coste.

Carcasse di piccoli pesci batifili (abissali), come il pesce vipera e l’ascia d’argento, si accumulano sulla costa, principalmente tra Ganzirri e Capo Peloro. Si tratta di un fenomeno unico, dal momento che questi animali di solito non sono osservabili se non a profondità molto elevate (fino a 2500-3000 m).

Ascia d’argento o pesce accetta (Argyropelecus hemigymnus);
per gentile concessione del prof. Francesco Costa (www.professorecosta.com)

Il fenomeno dello spiaggiamento è particolarmente frequente nella stagione invernale. In questo periodo, infatti, lo Scirocco, il vento proveniente da Sud-Est che frequentemente agita le acque dello Stretto, si rinforza e soffia sul mare generando forti onde.

Lo Stretto di Messina come “laboratorio naturale di tutto il Mediterraneo”

Grazie alla sua funzione di “crocevia” tra i due mari e alle particolari caratteristiche idrodinamiche e chimico-fisiche, questo luogo nasconde anche un piccolo ecosistema sommerso. Esso è talmente peculiare da rappresentare “un laboratorio naturale di tutto il Mediterraneo”.

La dinamicità delle acque dello Stretto di Messina influisce notevolmente sullo sviluppo degli organismi che lo popolano. Ad esempio, in condizioni di elevata turbolenza, l’attività fotosintetica dei cianobatteri è molto più bassa. Questi microrganismi, infatti, producono molta meno energia di quanto non facciano in condizioni normali.

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Sono state notate anche variazioni di distribuzione dello zooplancton (categoria di microrganismi animali galleggianti) in diverse aree dello Stretto. Quindi, siccome molti pesci si cibano di zooplancton, possiamo anche vedere in che modo l’ambiente influisca sulla loro ripartizione nei due bacini.

Stretto di Messina
Veduta dello Stretto da Capo Peloro, Messina

Garofali, scale di mare, tagli ed altri spettacoli marini

Le acque ioniche e tirreniche, scontrandosi, danno anche origine a fenomeni davvero spettacolari e affascinanti. L’instabilità dinamica di queste acque, così, dà luogo ad appariscenti fenomeni di turbolenza.

Essi possono avere uno sviluppo orizzontale o verticale.

I “disturbi” della corrente con sviluppo orizzontale sono vere e proprie onde che si formano quando,nel caso della montante, le acque più pesanti del mar Ionio si precipitano contro le leggere acque tirreniche o quando, nel caso della scendente, le acque tirreniche scivolano rapidamente su quelle ioniche più pesanti, già presenti nel bacino. Queste onde di discontinuità si sviluppano in particolari punti come Ganzirri, Torre Faro e Punta Pezzo e si estendono nella parte centrale dello Stretto, a volte intensificandosi a causa dei forti venti. Degli esempi sono i tagli e le scale di mare.

Col termine taglio è indicato uno dei fenomeni più interessanti legati al ritmo delle correnti messinesi. Si tratta di una sottile e turbolenta striscia di mare che ha origine nella zona di Capo Peloro.

Ogni inversione di corrente, infatti, è generalmente accompagnata dal passaggio della linea del taglio. Questo fenomeno dura pochi minuti e si manifesta con un ribollimento delle acque nella zona interessata.

I fenomeni a sviluppo verticale, invece, sono veri e propri gorghi; essi si formano dall’incontro di correnti opposte e la loro genesi è favorita dall’irregolarità del fondo. I cosiddetti garofali (o vortici), bastardi e macchie d’olio sono alcuni esempi.

I principali gorghi si formano solitamente in specifici punti, quando scorre la corrente montante. Tra i più celebri c’è sicuramente il leggendario Cariddi, il grosso vortice a sud di Capo Peloro (Sicilia).

Un grosso garofalo formato,invece, dalla corrente scendente si trova tra Punta S. Raineri e l’ingresso del porto di Messina.

Scilla e Cariddi: tra mito e realtà

Lo Stretto di Messina è da sempre un luogo affascinante in cui mito e tradizione popolare si intrecciano a scienza e realtà.

Omero, nell’Odissea, una delle sue opere più note, descrisse questo luogo come il mitico regno di Scilla e Cariddi, due terribili mostri marini che funestavano la navigazione di chiunque osasse avventurarsi in questo luogo.

Ad oggi, possiamo ben comprendere perché questo piccolo tratto di mare fosse considerato pericolosissimo dagli antichi marinai. Considerando che le forti correnti possono superare addirittura i 14 km/h (in alcuni punti e in particolari condizioni astronomiche) e che i volumi di acqua in gioco sono enormi (oltre 750.000 metri cubi al secondo per una corrente di 200 cm/s), capiamo bene perché si pensasse che esistessero davvero mostri capaci di ingoiare le fragili imbarcazioni di un tempo e farle naufragare o inabissare.

Stretto di Messina

In realtà, oggi sappiamo che le correnti dello Stretto sono davvero pericolose per le navi moderne solo nei pressi della lanterna di S. Raineri (non all’altezza di Capo Peloro, dove secondo la leggenda abitava il mostro Cariddi). Scilla, località costiera della Calabria, invece, è effettivamente pericolosa solo quando soffiano venti che potrebbero trascinare velieri ed altre fragili imbarcazioni sulla scogliera.

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2 pensieri su “Le meraviglie dello Stretto di Messina: tra tumultuose correnti e ricca biodiversità”

  1. Penso a quanto sia folle l’idea del Ponte sullo stretto. Cotanta bellezza e le peculiarità sopra descritte verrebbero stravolte. Per non parlare, poi, della improbabile stabilità della struttura nel tempo. Una devastazione improponibile e delinquenziale.

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