Fungo resistente alle radiazioni di Marte: sarà la chiave per i futuri viaggi sul Pianeta rosso

È degli ultimi giorni la scoperta condotta da un team dell’Università di Stanford su un fungo cresciuto dopo l’esplosione del reattore nucleare a Chernobyl nel 1986.

Subito dopo questo disastroso evento, comparvero nei pressi del reattore nucleare dei piccoli funghi.

Subitaneamente gli scienziati hanno condotto ricerche su di esso, ma oggi la sua comparsa sembra avere una finalità in più.

Questo fungo infatti porterà gli astronauti sul Pianeta Rosso!

Fungo resistente alle radiazioni…come sopravvive?

Il neogeno fungo resistente alle radiazioni, può sopravvivere ad esse in quanto riesce ad inglobarle e a trarne nutrimento.

Come le piante utilizzano l’anidride carbonica per fare fotosintesi, così questi funghi utilizzano le radiazioni per fare radiosintesi.

La presenza di radiazioni su Marte non permettono la vita degli uomini come sulla Terra. Grazie a uno spessore di 21 cm di questo fungo invece potremmo essere riparati dalle sue pericolose radiazioni.

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Come fare dunque?

Una volta su Marte gli astronauti dovranno fare i conti con l’assenza di un campo magnetico planetario.

Questo, sulla Terra, ci protegge dai pericoli provenienti dallo Spazio.

È una specie di enorme scudo spaziale in grado di deflettere le particelle cariche provenienti dal Sole, dannose per il nostro organismo. Ma la radiazione più pericolosa è quella dei raggi cosmici, particelle energetiche che si muovono ad altissima velocità. Possono distruggere persino le strutture del nostro DNA e farci ammalare di cancro, possibilità che su Marte aumenta.

Nils Averesch, dell’università di Stanford, afferma “Ciò che rende fantastico il fungo è che hai solo bisogno di pochi grammi per iniziare”.

Il fungo si auto-replica e auto-rigenera. Ciò renderà possibile una rigenerazione continua degli strati che proteggeranno Marte dai raggi solari e cosmici.

Infatti se un bagliore solare dovesse danneggiare lo schermo protettivo, questo si auto-riparerebbe in pochi giorni.

È già stato in grado di assorbire i dannosi raggi cosmici sulla Stazione Spaziale Internazionale e potrebbe essere potenzialmente utilizzato per proteggere le future colonie di Marte”, spiega ancora Nils .

Insomma tutto lascia pensare a un prossimo arrivo dell’uomo su Marte…! Una scoperta su cui punta soprattutto la Nasa, ma che è anche preda delle mire espansioniste di Elon Musk. Da tempo infatti il magnate sta progettando l’arrivo dei suoi SpaceX sul Pianeta rosso.

Solo il futuro ci riserverà il fautore del prossimo ammartaggio!

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