Coronavirus: esce il nuovo vaccino brevettato in Cina

Abbiamo parlato di recente sulle nostre pagine del vaccino contro il Coronavirus, il cui ruolo sarà quello di salvare il genere umano dal cambio radicale degli equilibri affermati dopo gli eventi della Seconda Guerra Mondiale.

Il virus degli ultimi mesi ha completamente offuscato la normalità, conducendo l’umanità a distanziamento e alla reclusione domestica.

Nel corso dell’Estate la situazione si è allentata, ma ora l’invisibile nemico sta nuovamente rialzando la testa. A contrastarlo sembra ci sia un vaccino brevettato in Cina che sta facendo discutere tutti.

Adenovirus contro COVID-19

Tornando al tema vaccino, la società cinese CanSiro ne ha ottenuto il brevetto in quel di Pechino e adesso è allo stadio più avanzato di sperimentazione, ovvero in fase tre.

I risultati e i dati del vaccino sono disponibili sulla rivista medica The Lancet e la sperimentazione conclusiva viaggia tra Cina, Canada, Russia, Brasile.

L’azienda cinese ha lavorato a stretto contatto con l’Accademia Militare delle Scienze Mediche e la somministrazione del vaccino sul corpo militare del paese asiatico è partita dal 25 giugno.

Su cosa si basa il vaccino brevettato in Cina?

Il vaccino in questione si basa sul metodo “vettore virale”. Nello specifico, un virus della categoria degli adenovirus (quelli tipici del raffreddore) viene iniettato nell’uomo in maniera inoffensiva e contestualmente inizia ad infettare le cellule.

Al suo interno contiene un frammento di DNA aggiunto in laboratorio che ordina alle cellule di produrre la proteina spike di Sars-Cov-2, ovvero, graficamente, la parte più estrema del Coronavirus.

La proteina è innocua per il nostro organismo, ma è in grado di attivare il sistema immunitario che sarà pronto a difendere l’uomo da Sars-Cov-2.

Dubbi, perplessità e divergenze intercontinentali

La nuova strategia per contrastare il COVID-19 incontra però anche dei dubbi dal momento che negli individui il sistema immunitario ha conservato memoria del adenovirus.

Le difese, pertanto, potrebbero contrastare l’infezione delle cellule dello stesso virus “da raffreddore” rendendo quindi vano il vaccino.

Per scampare al problema dell’immunità da adenovirus, il vaccino di Oxford e quello di Johnson&Johnson ne usa uno sconosciuto proveniente dello scimpanzé.

Gli Stati Uniti sarebbero il terreno fertile per la sperimentazione dal momento che i cittadini possiedono un basso livello di immunità contro l’adenovirus, ma il via libera sembra ostile viste le divergenze tra il Governo USA e cinese.

La Cina spinge sulla somministrazione nazionale… ma la distribuzione globale?

Secondo quanto diffuso dall’emittente televisiva cinese Cctv, il brevetto può produrre quantità di vaccino su larga scala.

Secondo la società biotech è una prova in più dell’efficacia e sicurezza dell’antidoto e farà in modo di spingerne la somministrazione.

Considerati i numeri di contagiati e di morti, considerato il nemico invisibile e il vicolo cieco da esso generato, il vaccino ora è un bene sostanziale che necessita di arrivare il prima possibile per un restart della vita economica e sociale della Terra.

I sistemi economici su cui si basa la mentalità cinese potrebbero però rallentare la distribuzione intercontinentale verso altri Paesi.

La stessa azienda aveva infatti prodotto e messo a punto un vaccino contro l’Ebola, ma non lo ha mai distribuito al di fuori della Cina.

E se lo stesso dovesse accadere ancora con il COVID-19?

Si tratta di una “terza guerra mondiale silenziosa” e ora come ora serve mettere da parte le forti divergenze governative approcciando un sistema di fiducia concreto per far in modo che anche la luce più lieve in fondo al tunnel possa diventare il faro dell’umanità.

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